Icilio Missiroli

(di Elio Santarelli)

Abbiamo sotto gli occhi una bella foto che ritrae Icilio Missiroli a fianco di Aldo Spallicci, i due pilastri della cultura romagnola. La Romagna unì pure i due uomini nel campo politico, mazziniano e repubblicano e li coinvolse in battaglie che misero in evidenza la loro dirittura morale e la forza della loro personalità. Ebbene, per Spallicci la cultura e la politica hanno trovato degno consuntivo nell’Opera Omnia in via di pubblicazione, mentre per Icilio Missiroli la nascita di una nuova Sezione repubblicana ha come degno coronamento il suo nome. Ed è in questo momento che ci preme ricordare proprio Missiroli, per la Sezione di Corso G. Garibaldi, che ha avuto l’onore di essere inaugurata il 29 aprile scorso dal Segretario nazionale del Partito Giorgio La Malfa.

Missiroli (San Zaccaria di Ravenna 1898 – Forlì 1979), maestro elementare, poi professore di storia e filosofia, uomo politico, Sindaco di Forlì dal luglio 1956 al gennaio 1966, scrittore, commediografo in lingua dialettale ravegnana, collaboratore e più volte direttore del nostro «Pensiero Romagnolo». Ebbene sarà proprio su questo suo particolare impegno giornalistico che ci soffermeremo e di cui parleremo, accennando di passaggio che la sua primissima collaborazione firmata avveniva il 14 ottobre 1916, nel periodo della guerra. Collaborazione sempre viva, appassionata, anche dopo la chiamata alle armi avvenuta nel 1917.

Icilio Missiroli nel 1961, quando era sindaco, mentre Giuseppe Verzocchi firma le carte per donare alla città la sua collezione

Egli allora viveva in prima persona le vicissitudini del fronte, combattendo sulle Alpi e sul Piave. Finita la guerra Missiroli si immergeva ancor più nella vita di partito e nella partecipazione alle dure polemiche giornalistiche che lo impegnavano assiduamente. Era frattanto fin dal 1920 insegnante elementare a Forlì e non ancora ventitreenne (gennaio 1921) diveniva direttore del settimanale forlivese, fra i più importanti per diffusione e collaborazione dei periodici del Partito sparsi nelle varie parti d’Italia. La sua prosa è forte, viva, rivoluzionaria secondo la logica dei Partito. Va diritto al segno e colpisce, anche duramente. Leggiamo allora qualche periodo della sua prosa così come ci appare nell’articolo del 29 gennaio 1921 dal titolo «Guerra Civile», significativo per quei tempi di lotte impietose fra i partiti: «La temuta guerra civile è scoppiata e infuria da tutte le parti. Le masse fasciste e socialiste si misurano giornalmente in colluttazioni violentissime, usando tutte le armi, dal bastone al pugnale, dal sasso alla bomba a mano. Noi repubblicani, che ci troviamo al di sopra della mischia fratricida, dobbiamo fare uno sforzo terribile sopra noi stessi per vincere l’onda dei sentimenti e giudicare obiettivamente, serenamente la situazione. Innanzi tutto sentiamo il dovere di deprecare il dilagare di queste lotte. I socialisti, causa prima ed unica della reazione fascista, hanno dimostrato in mille modi di sapere soltanto stambureggiare di rivoluzionarismo. A sua volta il movimento fascista viene ad essere la barriera dietro la quale si nascondono tutti i magnaccia della nostra industria e della nostra politica per continuare a fare, sul sangue di giovani innegabilmente nobili ed arditi, le losche speculazioni iniziate a spese dei soldati che morivano al fronte durante la guerra. Infine i fascisti cooperano a mantenere in piedi la Monarchia, che pure disprezzano». Missiroli, avviato verso la conclusione affermava ancora: «Rimproveriamo aspramente gli eccessi inconsulti di ambo le parti: ai socialisti il sistema vigliacco delle aggressioni, che noi, purtroppo conosciamo; ai fascisti alcuni atti che servono solo a danneggiare le classi lavoratrici». In un altro suo ‘pezzo’ intitolato «La Bottega» dei 12 febbraio 1921, il direttore attaccava l’istituto monarchico, per poi sottolineare, in controparte, la validità delle istituzioni repubblicane: «Tempo fa lanciammo un nostro grido di lotta: Costituente! [preludio alla Repubblica]. Oggi ripetiamo il grido, ma siamo convinti che esso non possa divenire realtà se non per l’opera energica e brutale del Popolo, che rovesci una buona volta i vecchi ordinamenti. E perciò ora facciamo precedere il primo grido da un altro: Rivoluzione!» Due settimane dopo, il 26, appariva un altro significativo articolo di Missiroli in difesa della minoranza slovena nella Venezia Giulia aggredita dallo squadrismo fascista: «La minoranza slovena – egli sottolineava – che si trova aggregata nei paesi della Venezia Giulia [dopo la vittoria dei 4 novembre] deve essere trattata alla pari dell’elemento italiano. Noi, irredentisti quando rivendicare il diritto dell’Italia a Trieste voleva dire rischiare il carcere, sappiamo che abbiamo potuto mantenere viva la fiamma fraterna dei….dormienti della Nazione per le terre schiave dell’Austria, solo per merito delle sopraffazioni fatte dagli Asburgo ai nostri fratelli. Così sarà oggi: comprimete [fascisti] colla violenza i moti di queste nazionalità slovene e riuscirete solo a fare scoppiare in tutta la sua forza la fiamma dell’irredentismo e a farci dichiarare una guerra a morte da quel popolo.»

Attivissimo, come si è affermato nella vita politica di Partito, Icilio Missiroli collaborava con Mario Santarelli dall’aprile 1921 alla costituzione delle Avanguardie repubblicane, sorte in chiave antisocialista proprio a Forlì e via via dilagatesi in varie parti d’Italia. Una forte organizzazione paramilitare quella delle Camicie rosse repubblicane che, quasi obbligatoriamente, teneva a Forlì il 3 settembre 1921 il suo primo ma anche ultimo Congresso nazionale. Ebbene Missiroli affermava il 2 settembre, vigilia della Rassegna giovanile, che le Avanguardie avrebbero dovuto principalmente esporsi nella difesa delle organizzazioni e della propaganda del Partito. Infine, aggiungeva con temerarie parole: «Le Avanguardie dovranno essere pronte a rischiare la vita in una eventuale insurrezione o a seguire quelle istruzioni che il Partito potesse credere opportuno dare per una azione che, rompendo gli indugi di una politica di sterili discussioni, tendesse a far precipitare gli eventi, già presso alla loro maturazione.» Ma verrà invece il Fascismo, purtroppo, a rompere gli indugi appena un anno dopo e anche lo stesso Missiroli ne subirà duramente le conseguenze il 9 dicembre 1923, percosso con inaudita violenza dalle squadre fasciste. Proprio in quel mese, mese di tragedia e di sangue per i repubblicani forlivesi, che vedevano fra Forlì e Forlimpopoli tre loro giovani assassinati dagli avversari fascisti (che a loro volta perdevano a Forlimpopoli uno dei loro) il «Pensiero Romagnolo» era costretto a cessare le pubblicazioni imposte dal clima politico e dalle sopraffazioni degli uomini in camicia nera. Il Fascismo diveniva infine il vero dominatore della Nazione ove prima con la forza bruta, ma poi con la propaganda attiva, la vastità delle importanti opere pubbliche, le grandi realizzazioni sociali, trovava sostegni ed entusiasmi da gran parte degli italiani ed anche da non pochi degli avversari di ieri. Poi la guerra, il 25 luglio, l’armistizio dell’8 settembre 1943.

Missiroli, che aveva ripreso clandestinamente l’antica attività politica, collaborava alla «Voce Repubblicana», periodico dei repubblicani dell’Emilia e Romagna, che si stampava alla macchia nell’infuocato 1944. Liberata Forlì dalle truppe alleate il 9 novembre, Missiroli dava il proprio contributo a «Libera Voce», 1944-’45, bisettimanale politico della provincia di Forlì, della quale diveniva negli ultimi numeri l’apprezzato direttore. Infine, col risorgere ufficiale dei partiti, il 13 ottobre 1945 riprendeva le pubblicazioni il «Pensiero Romagnolo» con la viva partecipazione di Missiroli che anni dopo, il 19 dicembre 1953, passava per la seconda volta alla direzione del settimanale per tenerla fino al 21 luglio 1956; va ricordato che, in occasione delle elezioni politiche del 18 aprile 1948, il professor Missiroli ne assumeva la direzione provvisoria, affinché il direttore ufficiale Franco Simoncini potesse svolgere con maggior tranquillità e impegno la campagna elettorale per il P.R.I. Missiroli era ancora al vertice del giornale dal numero del 5 gennaio 1974, nel quale sottolineava la propria emozione e la propria preoccupazione nell’assumere ancora una volta la direzione dei settimanale fondato da Giuseppe Gaudenzi. Al di fuori della sua carica direzionale (che teneva fino al 24 maggio 1975) e della collaborazione strettamente politica, Missiroli curava con particolare interesse e competenza una rubrica del teatro dialettale romagnolo, centrata sulle rappresentazioni che per un decennio fecero spettacolo nella vasta sala del Circolo «Mazzini» di Forlì, fra il 1969 e il 1978. L’ultimo intervento suo sul settimanale forlivese risaliva al 27 maggio 1978 ed era dedicato a una commedia del repertorio dialettale romagnolo. Poi la sua penna si fermava e, poco dopo, il 12 gennaio 1979 mancava all’affetto della famiglia e degli amici.

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