Leandro Arpinati

(Di Elio Santarelli, tratto da “Tonino Spazzoli” – estratto da “Il Pensiero Romagnolo” n. 31 e 32, 7 e 14 settembre 1974)

Deve nascere a metà anni Venti il sodalizio fraterno con Leandro Arpinati il focoso fascista romagnolo esponente del fascio di Bologna che Spazzoli aveva conosciuto nella nebbiosa sera del 10 novembre 1919 per il comizio di Piazza Belgioioso a Milano. […]
Arpinati aveva fatto una notevole carriera che lo aveva posto al vertice del fascismo italiano.
Podestà di Bologna dal dicembre 1926, Sottosegretario agli Interni dal 1929, Presidente della Federazione italiana gioco calcio fino al 1933 sembrava dovesse raggiungere posizioni di ancor più alto prestigio politico e sportivo. Ma il suo carattere generoso ed onesto oltre a un coraggio fisico notevole, la sua intolleranza verso l’arbitrio e il malcostume, lo posero ben presto in contrasto sia coi gerarchi che con lo stesso Capo del Governo. Si aprirono allora ostilità insanabili, nacque la guerra aperta. Arpinati rimasto solo con la solidarietà dei non molti amici rimasti fra i quali i bolognesi ovviamente, e i forlivesi. Fu ben presto sbattuto al confino di polizia nel 1934. Tonino Spazzoli, da tempo sotto il controllo di varie Questure del Regno per la sua attività repubblicana ed antifascista, farà la stessa fine di Arpinati anche o, diciamo, soprattutto per l’attività e la propaganda che svolge in favore dell’opera moralizzatrice dell’amico Leandro. Così parte per Lipari il romagnolo di Civitella, e per Pomàrico lo Spazzoli. Vanno al confino alcuni altri amici di Forlì.

Tonino Spazzoli visto dalla figlia di Arpinati

(di Elio Santarelli – articolo inedito scritto in occasione del 60° anniversario della morte di Tonino)

In occasione di questo 60° anniversario, desidero scrivere di Spazzoli attraverso un’altra angolatura. Tonino Spazzoli visto da una ragazza, fiorente nel suo splendore giovanile, intelligente, che frequenta l’Università di Bologna (Giurisprudenza). Si chiama Giancarla ed è la figlia di Leandro Arpinati, ex gerarca, ex podestà di Bologna, già sottosegretario agli Interni. Poi in rotta con Mussolini, col Regime, tanto da venire allontanato da ogni carica, finendo (1934) al confino di polizia. Arpinati era nativo di Civitella di Romagna. Il repubblicano Spazzoli, imprenditore di stufe in cotto a Forlì, gli è amico fraterno e, come tale, è sbattuto al confino. Anche Spazzoli è avverso alla politica mussoliniana. Il Duce è potente e all’apice della popolarità. L’Italia è tutta ai suoi piedi. Col 10 giugno 1940 la guerra agli Anglo-Francesi a fianco della Germania. Dopo iniziali vittorie, le brucianti sconfitte in Etiopia e in Libia. Lo sbarco anglo-americano in Sicilia, la fine del Regime (25 luglio 1943) conducono al crollo militare dell’8 settembre. L’Italia è divisa in due. Arpinati e Spazzoli sono insieme nella guerra civile e partecipano, specialmente Spazzoli, alla lotta clandestina contro fascisti e tedeschi.

Torquato Nanni, Leandro Arpinati e Tonino Spazzoli

L’ex gerarca vive nella sua tenuta della Malacappa, nelle vicinanze di Bologna. Spazzoli, tra una impresa e l’altra si reca spesso da lui e lo testimonia la Giancarla in “Malacappa” ‘1943-1945’, Il Mulino, Bologna, 2004, con una bella e accurata introduzione di Brunella Dalla Casa. Si tratta di un diario intimo che riflette vita familiare, piccole cose, magari apparentemente futili, ma sempre espressioni autentiche in mezzo al dramma che incombe sulla casa. Vive, la Giancarla, in mezzo agli sfollati e ai tedeschi forzatamente ospiti ed è attenta all’andamento della guerra, alle rappresaglie che non mancano anche nella sua zona. Segue con trepidazione ogni arrivo di Spazzoli, l’uomo attraente, grande e generoso. La prima notizia è del 26 luglio 1943. Mussolini è caduto, il Regime è crollato. Badoglio gli subentra nella carica di Primo Ministro. “E’ venuto Tonino Spazzoli tutto contento ma il papà gli ha gelato gli entusiasmi. Al papà non piacciono i governi militari, non gli piace Badoglio, non gli piace che, facendo continuare la guerra, permettano ai tedeschi di riempire l’Italia”. Passano poche settimane con l’8 settembre che fa da capolinea. O di qua, o di là. Spazzoli e Arpinati sono nelle file della Resistenza. Spazzoli ha il suo daffare. Si tratta di mettere in salvo alti ufficiali inglesi ex prigionieri di guerra e guidarli oltre la linea del fronte. L’impresa, nonostante i gravissimi ostacoli riesce senza vittime nè danni. La ‘trafila’ vede la presenza, oltre allo Spazzoli, di altri generosi antifascisti. Tonino ritorna alla Malacappa il 18 gennaio 1944. “E venuto Tonino che ha narrato nuove prodezze di Corbara ”. E’ il leggendario Sino (detto Silvio) Corbari, artefice di imprese, di beffe di cui ancor oggi si ha ricordo. Spazzoli sta diversi mesi senza farsi vedere. Ma la Giancarla sottolinea il 9 maggio: “E’ venuto Ridolfi: hanno arrestato Tonino”. Edgardo Ridolfi, forlivese, ex squadrista passato dalla parte di Arpinati, svolge notevole attività partigiana. Il 17 maggio: “Tonino è sempre in prigione”. E’ arrestato, assieme al repubblicano Aldo Zimbelli (detto Palazéna) perché accusato di aver ucciso un fascista. Accusa poi rientrata tanto che il 4 giugno, la grande notizia: “Stamattina con grande gioia di tutti noi è arrivato Tonino. Gli ho fatto tante fotografie”. Egli rientra il 5 luglio e il 31 dello stesso mese con la notizia: “Stamattina quando sono scesa di camera ho trovato Tonino sotto il portico. Mi ha detto che hanno fucilato Ridolfi come ostaggio”. Ridolfi, per la sua attività partigiana, come ho in precedenza sottolineato, subiva prima l’arresto, poi la uccisione, assieme ad altri ostaggi, come rappresaglia per l’uccisione di un soldato tedesco. Anche Arturo Spazzoli, fratello di Tonino, è ospite in casa Arpinati. E’ il 7 agosto: “Oggi è venuto Arturo Spazzoli in bicicletta. E’ un ragazzo serio e simpatico. Tra noi è nata subito una buona amicizia”. Tre giorni dopo la Giancarla ha il presagio di pesanti avvenimenti. “Abbiamo saputo che Tonino è stato arrestato di nuovo, ma che questa volta la cosa è grave. Anche Aroldo, una nipote ed una sorella di Tonino sono stati arrestati. Arturo è scappato. Vorrei fare un patto con Dio: la mia vita per quella di Tonino”. Il dramma sta trasformandosi in tragedia. Aroldo è il figlio di Tonino. Gli altri parenti arrestati sono per la precisione: il nipote Gino Casali, la nipote Franca Ferrini, la sorella, madre della Franca, la Italina. Sì, Arturo ci aveva annunciato il tentativo di liberare il fratello dal carcere. Impresa poi fallita per la gravità degli ostacoli da superare. Il 13 agosto: “Mi ha detto la mamma che i tedeschi torturano Tonino! Dio mio, e non poterlo aiutare!” I tedeschi, infatti, si accaniscono brutalmente contro di lui per giorni e giorni, ma dalla sua bocca non esce una parola che possa danneggiare l’organizzazione partigiana. E’ il 18 agosto: “Stanotte ho sognato Tonino. Era sotto il portico e piangeva. Gli ho chiesto perché e mi ha risposto: ‘Non per me, non per me, ma per Arturo”. 20 agosto: “Eravamo sotto il portico dopo cena ed il giornale ancora non aperto era sul tavolo. L’ho preso e la prima notizia che ho letto era che in Romagna, a Forlì, sono stati catturati ed impiccati Corbara , Laghi, Romano e Spazzoli. Quale Spazzoli? Quale?” La notizia è di una gravità assoluta. La Giancarla è in pena per Spazzoli e Spazzoli era già morto. A Cornio di Modigliana, per una spiata, la tragedia ha il suo impatto più crudele, con ha disfatta dei capi della Banda: Corbari, Adriano Casadei, Iris Versari i cui corpi, assieme a quello di Arturo, che si era messo in contatto con loro per salvare il fratello, verranno appesi ai lampioni della piazza Saffi a Forlì. Tre giorni prima, il 17, la Giancarla era ritornata sull’argomento. Si poteva tentare di salvare Tonino? “Non si può far niente per Tonino. Non si può fare altro che aiutarlo con del veleno a togliersi la vita. Non posso pensare di vivere in un mondo dove manchi Tonino.” Da quel che si disse, Arpinati si recò addirittura al Quartier Generale del Duce per ottenere la grazia di Spazzoli, ma la risposta fu negativa. Ogni speranza è perduta. Ma ancora non è spenta l’ultima illusione quando già la tragedia è stata consumata. E’ il 31 agosto: “Sembra che Tonino sia stato ucciso dai tedeschi sulla strada tra Forlì e Ravenna. Dicono che tentava di fuggire. Non posso credere che Tonino sia morto. Non voglio crederlo.” Il luogo dell’uccisione: Coccolia. Spazzoli non era in grado di tentare la fuga in quanto, martoriato dalle torture, era ridotto a una larva d’uomo. La Giancarla Arpinati aveva accennato alla cattura dei parenti di Spazzoli e il 6 settembre ritorna sull’argomento. Alla Malacappa arriva “un bambinetto con un ‘pezzo’ di carta da consegnare al papà. Il biglietto diceva: ‘Avremmo piacere di vederla prima di partire’ – Aroldo Spazzoli e famiglia. P.S. Partiamo stasera. Casermette rosse di Corticella”. Si organizza l’incontro che avviene dopo varie peripezie.”Subito ho scorto Aroldo, che stava lavando una scodella ad una fontana. Gli sono corsa incontro e l’ho abbracciato. Sono accorsi gli altri, una sorella di Tonino [Italina] la figlia di lei [Franca] e Gino [Casali], un altro nipote”. L’incontro è commovente. C’è una lunga conversazione di miseria e di terrore riguardante il carcere di Forlì. Solo le suore del carcere hanno fatto l’impossibile per aiutarli. “Un giorno – continua la Giancarla – Gino è stato avvertito dai secondini di stare a guardare dalla spia della cella perché avrebbero fatto in modo di passare di lì con Tonino. Quando sono passati con Tonino in barella Gino lo ha chiamato e Tonino, voltata la testa verso la cella disse ‘Io ho finito’. Il giorno dopo lo hanno fucilato.” Di seguito la partenza per la Germania, con altri deportati. Momenti di grande commozione. Ma il pensiero dominante nella ragazza è sempre rivolto a Spazzoli. “Tonino è morto. Tonino è morto. La parola, l’idea mi rimbomba nella testa”. Ancora ci sono citazioni accorate per l’uomo adorato. Intanto Aroldo e i parenti sono partiti in un autobus da Corticella. Nel frattempo il giovane si accorge che la maniglia dello sportello posteriore non è fissata bene. Aroldo e Gino decidono allora la sortita, che riesce nella notte. Si gettano e si allontanano nella campagna ravennate, ove rimarranno fino all’arrivo degli Alleati. L’Italina e la figlia, all’arrivo in Germania, sono recluse in campo di concentramento. Stenti e sofferenze inauditi le attendono. Riusciranno tuttavia a superare la tragedia della prigionia e a rientrare in Italia alla fine della guerra. I tedeschi sono ormai in ritirata su ogni fronte e la fine del conflitto è vicina. Momenti di tensione alla Malacappa in attesa dell’arrivo degli Alleati. Il 22 aprile 1945, invece, dopo che Bologna è già stata liberata, e dopo una fugace presenza degli americani alla tenuta agricola, arriva alla Malacappa un camioncino con alcuni partigiani. Chiedono di Arpinati. Egli si presenta: “Sono io”. Parte una sventagliata di mitra e l’ex gerarca cade a terra davanti agli occhi terrorizzati della figlia Giancarla. ‘Con lui muore pure l’amico avvocato Torquato Nanni di Santa Sofia, rifugiato con la famiglia alla Malacappa. Aveva tentato inutilmente di salvare Arpinati ma i colpi della mitraglietta l’avevano travolto e scaraventato a terra.

Ad uccidere mio padre – scrive col cuore in gola la Giancarla – sono stati i comunisti”. E giura vendetta nell’ultima pagina della sua disperazione. Arpinati e Spazzoli. Due esistenze, con molte somiglianze, finite tragicamente nella morte violenta.


Aggiornamento di marzo 2018

Foto di Tonino e Leandro Arpinati a Malacappa, luglio 1944. Forse l’ultima foto di entrambi.

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