Tonino vigilato dalla polizia

(Di Elio Santarelli, tratto da “Tonino Spazzoli” – estratto da “Il Pensiero Romagnolo” n. 31 e 32, 7 e 14 settembre 1974)

Fra le fonti documentarie inedite che abbiamo potuto consultare, sono di rilievo quelle rilasciate dalle Questure e polizie del Regno che sono continuamente sulle tracce di Tonino Spazzoli, repubblicano, antifascista. Tuttavia non solo queste organizzazioni di sicurezza pubblica si Interessano di lui; ce ne sono altre, se pur a livello meno fiscale. Quando infatti con Mario Santarelli nel marzo 1927 compilerà la domanda di reinscrizione alla Sezione di Forlì della Associazione nazionale volontari di guerra, sarà addirittura lo stesso Segretario federale di Forlì, Ivo Oliveti, a respingerla, motivando il rifiuto con queste affermazioni: Poiché mi consta della piena, completa, incondizionata adesione al regime da parte di codesta Associazione… così penso, di fronte all’atteggiamento politico tutt’ora non chiaro dei predetti Signori, sia indispensabile soprassedere alla accettazione della loro domanda”. Qualche anno dopo, il 27 aprile 1930, dopo una lunga malattia contratta al fronte, moriva a Forlì, il suo amico Mario Santarelli; questo lutto significò indubbiamente per lo Spazzoli, più che la perdita di un amico fraterno. la scomparsa della persona che più di tutte egli aveva seguito e con la quale aveva fraternizzato negli anni turbolenti dell’interventismo, delle fazioni e delle lotte di piazza. Forse la morte di Santarelli, lo porta con maggior forza verso il sodalizio con Arpinati la cui fortuna seguirà, come abbiamo visto, nella buona e nella cattiva strada. Avevamo intanto accennato alle indagini della polizia. In una ” Riservata” del Ministero dell’Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, del 25 luglio 1932, anno X, indirizzata a S.E. il Prefetto di Gorizia e per conoscenza a S.E. il Prefetto di Forlì, riguardante il movimento clandestino repubblicano di Romagna affiliato a “Giustizia e libertà” si pongono in bella mostra vari nomi di oppositori cesenati o romagnoli in genere: l’avvocato Federico Cornandini, Tonino Manuzzi, l’ingegner Riccardo Luigi Grassi, I’avv. Enrico Franchirri, l’avv. Mario Angeloni (che morirà eroicamente nell’agosto 1936 in difesa della Repubblica spagnola), Carlo Placucci, ed infine Tonino Spazzoli. Mentre da una relazione allegata della Prefettura di Forlì del 13 giugno 1931 io Spazzoli era da ritenersi “ravveduto”. la nota ministeriale invece insisteva particolarmente sul suo comportamento negli anni trascorsi, definendo appunto Spazzoli come “uno dei più pericolosi oppositori al Regime … La Prefettura di Forlì è pregata -conclude la nota riservata – di far esperire indagini pel rintraccio dello Spazzoli nonché di prendere nuovamente in esame la di lui posizione politica tenendo presente che, dati i precedenti, non è elemento da trascurare ma bensì da seguire molto attentamente”. Tonino in quel periodo faceva viaggi in Svizzera e in Francia e sicuramente frequentava gli antifascisti italiani a Parigi; fra gli altri, L’avvocato Mario Bergamo che si era però distaccato dal Partito Repubblicano Italiano del quale fu, dal 1925 e per alcuni anni, il Segretario politico. Anzi lo stesso Bergamo, dalla Francia, tramite la sorella Lina faceva pervenire una sua rivista personale e cioè « vari numeri del noto periodico “I Novissimi Annunci” per spedirli a Tonino Spazzoli – commerciante in stufe in Forlì … ». Questa segnalazione è tratta da un rilievo della Prefettura di Treviso del 19 maggio 1933. Abbiamo fatto cenno ai viaggi di Spazzoli in Francia e più propriamente a Parigi. Dalla capitale inviò ad amici forlivesi, fra i quali Augusto Varoli e Mario Miserocchì, stampe propagandistiche sovversive che vennero invece sequestrate dalla Questura di Forfi, Anzi gli stessi due amici vennero chiamati in questura e interrogati, ma senza subire ulteriori noie. Da Lugano poi Spazzoli inviò un telegramma a Mussolini, mi disse il compianto Augusto Varoli, al quale debbo pure la testimonianza precedente, con un « Evviva la Repubblica». Col dispaccio in mano il Capo del Governo si recò da Arpinati, domandandogli con evidente sarcasmo: « Ma che repubblica vuole, quella di San Marino? ».


Aggiornamento del gennaio 2018 

Lettera in codice all’amico Stelio, ottobre 1942

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