Le avanguardie repubblicane

Arditi mazziniani in camicia rossa

(di Elio Santarelli, tratto da“Cronaca del fascismo nella città del duce”)

Le Avanguardie Repubblicane furono una formazione paramilitare che venne costituita nel forlivese nell’aprile del 1921 con l’obiettivo dichiarato dai suoi fondatori di difendere gli uomini, le istituzioni e i circoli del movimento repubblicano, oltre che a svolgere la propaganda mazziniana spicciola e più diretta fra la gente. Fra i fondatori le due figure che ebbero ruolo di leadership furono Mario Santarelli, reduce dalla prima guerra mondiale alla quale aveva partecipato volontario come soldato e poi col grado di tenente, guadagnando una medaglia di bronzo e una croce di guerra al valor militare, e il professor Icilio Missiroli. Le Avanguardie adottarono come uniforme la camicia rossa garibaldina. Secondo una segnalazione effettuata del prefetto di Forlì il 2 ottobre 1926 circa Santarelli, la sezione degli avanguardisti repubblicani forlivese conteneva 200 giovani, fra i quali i fratelli Tonino e Pippo Spazzoli. Oltre al gruppo forlivese si costituirono formazioni a Ravenna, Cesena e pure in altre zone d’Italia: nel Nord, a Roma, nelle Marche e gruppi minori nel Meridione. “Gli organi dirigenti centrali – sottolineava Santi Fedele nel libro “I Repubblicani di fronte al Fascismo, 1919 – 1926” (Firenze, 1983) – che non sono stati preventivamente consultati accolgono la notizia dell’avvenuta costituzione delle Avanguardie in maniera tutt’altro che entusiastica. A parte le perplessità suscitate dall’idea stessa di un inquadramento di tipo paramilitare, che poco si concilia con lo spirito di libertà mazzinianamente intesa che deve sempre animare il partito anche nelle sue espressioni organizzative, due sono i motivi di fondo… della preoccupazione con la quale da parte dei vari Schiavetti, Conti, Zuccarini, ecc. si guarda al fenomeno delle Avanguardie. Il primo è che la costituzione delle Avanguardie possa ulteriormente deteriorare in Romagna i rapporti tra i socialisti e i repubblicani e che nel clima di tensione estrema esistente tra i due partiti di sinistra si possano realizzare occasionali ma non per questo meno aberranti convergenze operative tra Avanguardie repubblicane e squadre d’azione fasciste; il secondo che le Avanguardie, sorte e sviluppate prevalentemente in zona di fortissima presenza repubblicana, finiscano col diventare dei veri e propri “corpi separati”, una sorte di partito nel partito, sciolto dai vincoli di disciplina statutari e quindi sottratto al controllo degli organi dirigenti del Partito repubblicano italiano”.

Le Avanguardie rimasero fedeli al partito, tanto che Icilio Missiroli, in occasione dell’unico Congresso nazionale degli Avanguardisti affermava con fermezza sul “Pensiero Romagnolo” del 2 settembre 1921, vigilia dell’assise che si sarebbe tenuta a Forlì al teatro Apollo: “Le Avanguardie dovranno rimanere sempre vigile scorta agli ordini del partito, come esercito – non inteso in senso militaresco della parola – pronto ad essere il primo a rischiare la vita in una eventuale insurrezione o a seguire quelle istruzioni che il Partito potesse credere opportuno dare per una azione che, rompendo gli indugi di una politica di sterili discussioni, tendesse a fare precipitare gli eventi già presso alla loro maturazione”.

Oratore ufficiale del Congresso fu l’On. Ubaldo Comandini, oratore fra i primi in Italia, fervido sostenitore delle camicie rosse. Dal “Popolano” il settimanale repubblicano di Cesena (10 settembre 1921) riportava i riferimenti più attinenti al tema: “Ma l’idea non basta agitarla, propagarla, riscaldarla colla propria passione. Bisogna pure difenderla. E specialmente in un’ora eccezionale di vita, quando la violenza bruta è esaltata come sistema; quando gli animi turbati ed incerti ondeggiano fra l’esaltazione entusiastica e la depressione avvilente; quando l’autorità dello Stato non garantisce al cittadino la libera esplicazione della propria attività personale; quando alla ragione e al diritto dei principi si sostituisce la forza cieca ed incostante della massa; quando ad ogni ora la marea minacciosa sembra travolgere i meno forti e i meno preparati, allora la difesa della propria idealità diviene imprescindibile e sacrosanta e deve volgersi verso tutti coloro – di qualunque parte – che comunque attentino a combatterla o a sminuirla. La propria bandiera deve essere tenuta salda nel pugno… con puro cuore… Ecco allora che a tutela del nostro partito, delle nostre istituzioni, della nostra attività multiforme, sorgono le Avanguardie repubblicane: movimento spontaneo e rigoglioso, frutto dell’ardore giovanile e del profondo incommensurabile attaccamento alla propria fede e alla propria idea di libertà. Non sono, no, le Avanguardie, uno stato nello stato repubblicano o un partito nel partito nostro – come furono ingiustamente qualificate. Esse sono organismi difensivi e propagatori, posti al servizio del partito. Ed esse debbono essere sempre fedeli alla nostra rigida tattica intransigente: non per i fascisti contro i comunisti, non per i comunisti contro i fascisti. Ma esse si volgeranno or contro gli uni or contro gli altri, a seconda che da questi o da quelli venga la provocazione e l’offesa. E gli Avanguardisti di Romagna – che furono i primi a sorgere e a organizzarsi – hanno ben dimostrato di saper intendere e di saper seguire questa condotta. Ben possono essi far proprio il motto che un puro repubblicano della nostra terra… Pierino Turchi, lanciò alla gioventù generosa e impaziente: Educazione ed armi. Educazione per le civili battaglie, armi per la difesa contro tutti i soprusi… Coi cuori in alto e coi gagliardetti al vento (per difendere ancora) il nostro patrimonio civile e la nostra idea immortale”.

Un’ovazione entusiastica chiudeva il forte discorso di Comandini. Il congresso, secondo quanto riferiva il “Pensiero Romagnolo” del 10 settembre 1921, si concluse con un ordine del giorno conclusivo, approvato per acclamazione, che assicurava la fedeltà delle Avanguardie al Partito e l’impegno a tenere a distanza con intransigente fermezza sia i fascisti, sia gli Arditi del Popolo. Come è noto, gli Arditi del Popolo erano gruppi paramilitari di estrazione marxista che a Forlì si costituirono nel luglio 1921 seguendo l’esempio di altre parti d’Italia. La sezione forlivese sembra essere diretta da elementi comunisti, come si può desumere da un volantino datato luglio 1921. Vi si stigmatizza, infatti, l’azione dei socialisti intenti ad operare, coi fascisti, il trattato di pacificazione. In un programma vi si sottolineava: “Rispondere con eguale violenza a tutte le violenze che saranno usate contro il popolo; adoperando gli stessi sistemi che finora sono stati adoperati contro di esso. La spietata ma necessaria legge del taglione sarà la nostra divisa.” Sull’argomento, “Il Pensiero Romagnolo” del 23 luglio 1921 veniva a queste conclusioni: “La reazione fascista… feroce e bestiale ha suscitato la violenza armata e disciplinata nella inquadratura militare. Alle banda fasciste si oppongono… le bande proletarie per respingere la nuova brigantesca dominazione che si tentava d’imporre all’Italia.”

Le Avanguardie Repubblicane ebbero vita breve, dall’aprile 1921 fin verso la fine del 1922, ma costituirono un baluardo contro possibili avversari e nemici: fascisti, socialisti, comunisti e anche cattolici. Le loro azioni seguirono le linee guida improntate a difesa democratica anche mediante l’uso della violenza ma in certe occasioni, come era nella logica spietata del periodo, mostrarono di eccedere nell’interpretazione dei compiti di protezione del proprio mondo, spostandosi chiaramente in fase offensiva.

Per un approfondimento sulle Avanguardie Repubblicane, si rinvia al volume “Cronaca del fascismo nella città del duce” di Elio Santarelli, pubblicato a Forlì, a cura dell’AMI, nell’anno 2016. Le informazioni sopra riportate sono tratte dalla medesima fonte.

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