I mazziniani a Forlì

Il Circolo “G.Mazzini” di Forlì

la nascita

Diciamo subito che il circolo repubblicano «G. Mazzini» di Forlì ha avuto i natali esattamente il 18 giugno 1876: interessanti notizie sull’avvenimento provengono in buona parte da «La Democrazia» (1) organo settimanale dei repubblicani mazziniani intransigenti forlivesi, di cui era direttore Antonio Fratti. Il periodico, che aveva per motto «Dio e il Popolo» e «Fede e Avvenire» cosi annunciava nel numero 3-4 giugno 1876: “Circolo Giuseppe Mazzini” – Con questo nome s’istituirà nella città nostra il mese corrente un nuovo sodalizio. Educare il popolo alla vita civile e politica, elevarlo alla coscienza della sua missione, è lo scopo supremo della istituzione ch’è per sorgere con buoni auspici e a cui prediciamo vita fiorente. Tutti coloro che hanno fede inalterabile nei principii di G. Mazzini e nell’avvenimento del popolo si uniscano compatti e procedano concordi per il bene del paese e per il trionfo delle comuni idee». Finalmente nel suo numero del 24-25 giugno successivo il settimanale poteva sottolineare con compiacimento: «Nella domenica scorsa [18] ebbe luogo l’adunanza generale. Il Circolo fu istituito all’unanimità. Si approvò pure lo Statuto, simile in gran parte a quello del Circolo genovese dello stesso nome. Vi furono varie discussioni importanti. La seduta però fu ordinatissima. Infine furono acclamati soci d’onore Aurelio Saffi e Federico Campanella [altra eminente personalità repubblicana]». Pochi giorni dopo, nella sera del 22 giugno, in modo particolare il Triumviro Saffi e Fratti commemoravano, nelle sale del neonato circolo, l’anniversario della nascita di Mazzini. In un’altra nota informativa «La Democrazia» dell’8-9 luglio 1876 affermava, sempre a proposito del circolo: «Domani 9, alle 2 e 1/2 pomeridiane, i soci sono invitati ad un’adunanza straordinaria che si terrà nel Palazzo Merlini [la sede che rimarrà fino al 1921] non essendovi stato il numero legale in quella della domenica scorsa. All’ordine del giorno l’elezione del Comitato Direttivo e dei rappresentanti del Circolo presso la Consociazione Repubblicana Romagnola. Intervengano numerosi i soci; diano prova di interessarsi del nuovo sodalizio – ammoniva il giornale – fondato allo scopo di organizzare civilmente su solide basi il partito repubblicano, di educarlo alla vita politica, di renderlo partecipe di ogni manifestazione che riguardi i principii comuni, di farlo vieppiù conscio de’ propri doveri, di elevarlo al posto di protettore assiduo della libertà, e di precursore fedele dell’Epoca vaticinata dal Grande che dà suo nome al giovine sodalizio». «La Democrazia» del 15-16 luglio poi, elencava i nomi dei componenti il consiglio direttivo del circolo «composto dai seguenti cittadini distinti secondo la votazione ottenuta: Saffi Aurelio Fratti Antonio – Morigi Avv. Giuseppe – Zannoli Raffaele Fortis Avv. Alessandro Baldani Settimio Babini Francesco Canè Carlo Bondi Federico Mancini Carlo Balzani Giulio Quartaroli Livio Fabbri Cimbro Tarlazzi Raffaele Marchesi Andrea Ballardini Giacomo Tapparelli Ottavio.

E a Revisori dei conti furono eletti: Bernabei Annibale Baldani Paolo».

Il consiglio appena eletto, il 17 luglio, in una sua adunanza ordinaria («La Democrazia», 22-23 luglio 1876) nominava «i vari uffici speciali. Risultarono eletti a Presidente Aurelio Saffi, a Vice Presidenti Antonio Fratti e Alessandro Fortis, a Segretari Morigi Giuseppe e Zannoli Raffaele; a Contabile Quartaroli Livio; a Cassiere Babini Francesco; ad Economo Balzani Giulio». Quali rappresentanti del circolo in seno alla Consociazione Repubblicana Romagnola si nominavano: Fratti a rappresentante effettivo, Fortis e Zannoli a supplenti. Il giornale (26-27 agosto 1876) concedeva un certo spazio a un avvenimento funebre di notevole rilievo per il circolo: la morte del patriota e cospiratore Fabio Cortesi, socio della Sezione. «Il feretro – vi si legge – era preceduto dalla banda cittadina e seguito dai soci del Circolo Mazzini, da una rappresentanza della Fratellanza Operaia, della Società dei Cappellai e dei Figli della Giovine Italia. Aurelio Saffi, Presidente del Circolo e della Fratellanza, era alla testa del funebre corteo. Molti cittadini seguirono il funerale fino al camposanto. Là furono profferite brevi parole in onore dell’Estinto dal cittadino A. Fratti, in nome del Circolo Mazzini, e dal giovane studente Ercole Adriano Ceccarelli, in nome della Società I Figli della Giovine Italia».

Il Consiglio del «Mazzini» si impegnava inoltre alla costituzione di una Società Cooperativa di Consumo e «La democrazia» del 14-15 ottobre 1876 era pronta a riferire: «Il giorno 22 del mese corrente il circolo terrà un’adunanza, allo scopo di trattare sulla istituzione di una Società cooperativa di Consumo e di prendere cognizione dello Statuto proposto dalla Commissione incaricata all’uopo…. Depongano i soci ogni timore ed abbiano fede. Siano tutti operosi, concordi, assidui. Non si ritraggano davanti a qualsiasi opposizione. E siano spinti all’opera mutua della cooperazione non dal mero interesse, ma da un principio altamente morale. La cooperazione ben intesa e ampiamente sviluppata – insegnava il cronista – oltre lo educare il popolo alla mutualità, alla previdenza, alla sobrietà, alla solidarietà, al dovere, sarà il mezzo per giungere alla unione del capitale col lavoro, all’aumento della produzione, a un equo riparto della ricchezza. Intanto all’opera! La Cooperativa di Consumo ora tenda a sopprimere gli inutili e i dannosi parassiti sociali, e inizii il miglioramento morale e materiale del popolo». Ma i soci si presentarono in pochi all’adunanza successiva, in cui dovevano trattarsi i problemi della Cooperativa e «non vi fu quindi il numero legale».

«E’ noncuranza deplorevole» sottolineava «La Democrazia» del 28-29 ottobre 1876. «Indarno settanta soci radunaronsi e attesero. Sappiamo che verranno prese le misure prescritte dal regolamento intorno a quei soci che non interverranno alle sedute». Più avanti il settimanale (4-5 novembre 1876) poteva finalmente annunciare la buona riuscita della riunione e dell’accoglimento dello Statuto della Cooperativa di Consumo «approvato a grandissima maggioranza». E aggiungeva infine: «Annunziamo che molti cittadini dimandano di far parte del Circolo, il quale già novera incirca 300 soci».

Un’ultima notizia sulla vita del circolo, come la descrive «La Democrazia» del 23-24 dicembre 1876: «Il Consiglio direttivo del Circolo Giuseppe Mazzini, nella sua adunanza del 22 corrente, presa cognizione della protesta del Circolo Pensiero e Azione di Torino per la negata epigrafe, scritta dal Guerrazzi e da erigersi in Fano in onore del grande Genovese, aderisce all’invito dell’associazione torinese, protestando unanimemente contro l’inqualificabile arbitrio». La regia censura imponeva dunque la sua forza e il suo imperio ma decisa era la protesta dei repubblicani. Si era in tempi in cui, in quella metà degli anni Settanta, il movimento repubblicano subiva continuamente la pressione della questura e dei reali carabinieri, sempre all’erta nel bloccare e limitare le iniziative dei seguaci di Mazzini. Soffermiamoci così un momento su alcuni particolari che rendano meglio il significato di queste affermazioni e chiariscano l’ambiente politico forlivese, proprio nel periodo che gira attorno alla fondazione del circolo «Mazzini». Veniamo così, intanto, a quel che succede dopo i fatti di villa Ruffi di Rimini del 2 agosto 1874. Per una riunione di dirigenti repubblicani romagnoli e di altre parti d’Italia la pubblica sicurezza interveniva e arrestava i presenti in quel luogo.

«Il ministro degli interni Girolamo Cantelli – afferma Maurizio Ridolfi in ‘Il Partito della Repubblica… (1872-1895)’ – ingiunse ai suoi prefetti di sciogliere le organizzazioni repubblicane italiane, a partire dalla Consociazione romagnola ed estendeva la misura alle società internazionaliste [anarchiche]». Il movimento repubblicano romagnolo, come si vede, viveva in tempi di forti contrasti e tensioni sociali e politiche e, per condurre avanti la propria battaglia, manteneva pure strutture clandestine di aderenti militarizzati di cui se ne contavano 150 solo a Forlì. Come sottolinea ancora Ridolfi, venute a mancare, con un governo più tollerante, le imposizioni ministeriali dell’agosto 1874, si veniva alla ricostituzione di circoli e società tanto che «la Consociazione repubblicana romagnola era ufficialmente ricostituita a Forlì il 23 aprile 1876, alla presenza di Saffi e dei delegati delle principali località romagnole». Per cui venivano «raccolte le associazioni già rinate o che erano in via di ricostruzione» come appunto il neonato circolo «Mazzini».

A proposito ancora del circolo «Mazzini»: in un prospetto conservato all’Archivio di Stato di Forlì (Carte di Prefettura-Archivio di Gabinetto – Busta n° 72, Fascicolo n° 102) si rendevano note alcune generalità sul circolo stesso. Anno di fondazione il 1876; fondatore il conte Aurelio Saffi; i capi, sempre Saffi, Fortis, Fratti, Livio Quartaroli, Raffaele Zannoli. Numero dei soci (che contrasta con quanto visto più sopra): 20 operai, 40 esercenti professioni, 45 possidenti per un totale di n° 105. Il periodo di «censimento» è lo stesso, ma gli informatori della Questura diedero probabilmente conteggi errati.

Il lettore ricorderà forse un nostro precedente lavoro sul circolo, dalla nascita al 1923 («Il Pensiero Romagnolo», 28 luglio e 4 agosto 1990). Qui cademmo in errore per quanto riguarda l’anno di fondazione, che indicammo nel 1871, fuorviati da una notizia imprecisa, eppure solenne, apparsa su «Il Pensiero Romagnolo» del 15 ottobre 1896 che ricordava il XXV° del circolo «Mazzini».

  1. Anche Aurelio Lolli aveva accennato nella sua «Cronologia Repubblicana Forlivese» dal 1862 al 1915, pur con qualche riserva sulla data, all’avvenuta costituzione della sezione. Ma era il 1871 o 1876, si chiedeva?
    Noi siamo comunque dell’avviso che la data esatta sia la seconda e cerchiamo di dimostrarlo e di verificarlo, appunto, attraverso la nostra ricerca che si vale anche delle Carte dell’Archivio di Stato di Forlì.

(1871 – 1923)

Era una associazione, il circolo «Mazzini» di Forlì, ricca di protagonisti e di aderenti, piena di episodi, di storia che vanno ben oltre i limiti di un qualsiasi circolo di città o di periferia, o dei muri perimetrali del palazzo in cui è vissuto e in cui vive. Il «Mazzini» ha significato e vuol significare una delle voci preminenti non solo del partito repubblicano forlivese ma della città stessa, della Romagna e, se vogliamo, di ben oltre i confini regionali.

Vicende dunque ricche di impegno, di partecipazione, di passione politica e civile che, partendo dall’ultimo trentennio del secolo scorso, si chiuderanno in queste due puntate al dicembre 1923, al momento in cui i fascisti occuperanno il circolo per non più restituirlo ai legittimi proprietari. A questo punto è necessario sottolineare che nella primitiva sede di palazzo Merlini in via Maroncelli, che tale rimase dal 1871 (data di fondazione) al 1921, il circolo manteneva funzioni amministrative e politiche di Consociazione. Mentre dalla fine del 1921 al dicembre 1923, con l’acquisto del palazzo di corso Vittorio Emanuele Il (oggi corso della Repubblica) e col conseguente trasferimento di tutti gli organismi ed uffici, il «Mazzini» si trasformava anche in ospitalissimo centro di svago e di divertimento per i soci, con la grande sala teatrale e cinematografica, con le sale da gioco, da bigliardo, di lettura, servizio di buffet ecc. Interessante è sottolineare quanto riferiva «Il Pensiero Romagnolo» del 15 ottobre 1896 ricordando il XXV° di fondazione del circolo «Mazzini»: «Venticinque anni or sono, costituivasi in Forlì, sotto gli auspici di Aurelio Saffi, per concorde volere della gioventù d’allora, rigogliosa di uomini d’intelletto e d’azione, il Circolo Giuseppe Mazzini. Questo sodalizio, che è stato tanta parte della vita forlivese, si è mantenuto fino ad oggi attraverso fortunose vicende, in cui talvolta si tentò invano di travolgerlo, sempre forte, sempre potente, sempre incrollabile….Nella città nostra esso ha da compiere una provvida opera di redenzione: deve liberare il paese dalla setta moderata opportunista [monarchica] che lo opprime e lo immiserisce — deve restituire al popolo, perchè li amministri secondo i propri interessi e non secondo gli interessi di persone e di caste, i pubblici istituti».

A proposito, poi, di vicende legate al circolo, sono di rilievo quelle che riprendiamo da «Il Pensiero Romagnolo» del 27 ottobre 1907: «Unico istituto puramente politico del partito repubblicano in Forlì, il ‘Mazzini’ raccolse intorno alla sua bandiera le patriottiche e benemerite Compagnie degli Orti [circoli della periferia forlivese] per mezzo delle quali riuscì a togliere la gioventù dai vizi e dai bagordi e ad allevarla, nei famigliari ritrovi festivi, nell’amore delle opere buone e generose e al culto delle più nobili idealità. Nel 1874, dopo l’arresto del suo presidente Aurelio Saffi a Villa Ruffi; nel 1883 sotto il ministero De Pretis; nel 1894 e nel 1896 sotto il ministero Crispi; nel 1898 e 1899 sotto i ministeri Di Rudini e Pelloux, il Circolo Mazzini fu bersaglio di persecuzioni, di sequestri e venne disciolto varie volte dal regio Governo, ma invano, dacché si ricostituiva e risorgeva sempre più numeroso e più forte che mai….Al circolo Mazzini, che conta circa mille soci e che è quindi il più numeroso sodalizio politico d’Italia, la nostra città deve principalmente i maggiori progressi e le più importanti opere compiute dal Comune dopo l’allargamento del suffragio …Fino all’anno scorso, continuava il settimanale, il Circolo aveva la sua residenza nelle vaste sale del piano superiore del palazzo Merlini, d’onde era improvvisamente costretto a sloggiare, poiché preti del vicino Seminario, con pratiche segrete, riuscivano ad acquistare tutto il suo appartamento. Ma il circolo, mercè una cooperativa costituita fra i soci, acquistava quasi tutto il piano inferiore, dove si è creata una splendida nuova residenza». «Per l’occasione si fece una grande festa nei nuovi locali e «oltre duecento repubblicani [che avevano preso parte al congresso regionale a Forlì] «si riversavano nei locali del circolo Mazzini e prendevano posto al banchetto, servito da Mentore Chelli conduttore della rinomata Locanda del Forno..»

Nel clima sentito di solidarietà cittadina, dovuto a una gravissima disgrazia che colpiva la città nel marzo 1877 (il crollo di un muro causava la morte di cinque operai) il «Mazzini» provvedeva per parte sua a venire in aiuto delle famiglie delle vittime attraverso una sottoscrizione fra i soci che fruttava la somma di L. 1146.

Il circolo inoltre si rendeva sempre interprete ed iniziatore delle ricorrenti manifestazioni patriottiche commemorative, cosi per i caduti di Mentana, cosi per la morte di Mazzini, Saffi, Oberdan, Fratti, per il 9 febbraio ecc. Ed era presente con i cortei alle tombe o alle lapidi, con manifesti, discorsi, seguiti dalla banda musicale del circolo. Vogliamo ricordare, almeno come esempio, il significativo pellegrinaggio degli iscritti del «Mazzini» (e di altri circoli) alla società «A. Saffi» di San Varano nella ricorrenza della fondazione e il doveroso saluto alla salma del socio Giunchedi nella descrizione de «Il Pensiero Romagnolo» dell’1 novembre 1896: «Con le rappresentanze di varie società repubblicane dei subborghi, partiva dalla propria residenza il nostro Circolo Mazzini per la vicina S. Varano, ove era indetta una bella adunanza di popolo, nella ricorrenza della fondazione di quella florida ‘Società A. Saffi’. L’amico Gaudenzi parlò a lungo ai convenuti del programma repubblicano, interrotto da vive approvazioni. Durante il discorso gli agenti di polizia, coi carabinieri, tentarono di accedere al luogo della riunione, ma ne furono energicamente impediti. Tutti i sodalizi si recavano poi al cimitero della frazione a deporre una splendida corona sulla fossa del lavoratore Giuseppe Giunchedi, membro della ‘Società A. Saffi’, sepolto otto giorni innanzi, contro l’espressa sua volontà, coi riti del cattolicesimo, cui egli, repubblicano e mazziniano, non credeva… Sull’imbrunire il Circolo Mazzini, con parecchie bandiere e con una forte colonna di soci, ritornava in città, percorrendo militarmente, a passo serrato, nel più perfetto silenzio, la via Garibaldi e recandosi alla sede sociale per la Piazza del Duomo».
Politica e propaganda sì, solidarietà cittadina pure, assistenza ai soci ammalati o indigenti indubbiamente. Ma anche divertimento e ricreazione: niente di meglio allora della notte del 9 febbraio o in data vicino alla ricorrenza della Repubblica romana; e si ballava allora con veglioni i quali, iniziati nel 1895 sono ancor oggi nella tradizione del circolo. Scriveva dunque «Il Pensiero Romagnolo» dell’8 marzo 1903: «Nel 1895, completamente rinnovata l’organizzazione repubblicana dopo i disastri che travolsero tante fortune ed anco tante fame usurpate [si allude al fallimento della Banca Popolare di Forlì nel 1894, che coinvolgeva nel disastro oltre ai piccoli e grandi risparmiatori lo stesso Partito repubblicano, che aveva mantenuto posti preminenti nella Banca con uomini rappresentativi] il Circolo Mazzini volle festeggiare la sua liberazione da un nefasto predominio individuale ed inaugurare la sua nuova vita collettiva, con un grande fraterno ritrovo ch’ebbe luogo all’antica residenza di Palazzo Merlini la notte del 9 febbraio. Quest’anno, 1903, come l’anno scorso, la festa ha avuto luogo nel Teatro Comunale. Intervenivano alla festa oltre duemila persone. In prevalenza il sesso gentile. Uno splendore di ragazze non artificiale, e di bellezza non allevata nelle serre tra le ciprie e i profumi, ma temperata da inverni frequenti e cresciuta liberamente sotto i raggi del sole».

E’ evidente e naturale che in una associazione dell’imponenza del «Mazzini» venissero a scontrarsi opinioni diverse, nascessero polemiche e contrasti: Di queste situazioni scrivono nei loro diari inediti e manoscritti i repubblicani Aurelio Silvestrini e Luigi Boni. Silvestrini sottolineava ad esempio il 6 settembre 1890 che in un’adunanza di qualche giorno prima era sorta «una disputa.. Al Circolo Mazzini, sottolineava, sono entrati elementi nuovi e giovani, che cominciano oggi ad addestrarsi nella vita pubblica e politica, specialmente il Gaudenzi Giuseppe [allora ragazzo diciottenne] che vorrebbe già pontificare». Boni da parte sua non nascondeva certamente l’avversione verso Gaudenzi che definiva «accentratore», «dittatore», «bifolco». «Voglio libertà di parola – affermava il 19 aprile 1899 – e non essere un cieco istrumento di mano d’un Gaudenzi che della vita pratica è ancora alle vocali». Ma il Boni, uomo onesto e sincero e che sarà poi grande elettore di Gaudenzi, sottolineava il 10 marzo 1900: «Stasera alla sede del Circolo, il Bifolco Gaudenzi, commemorò degnamente Mazzini». Sentiamo poi quanto scriveva Boni a proposito della scomparsa di tre esemplari giovani soci del «Mazzini» morti negli ultimi tempi per malattia: «Il 12 marzo 1900, dopo lunghissima etisia, si è spento a 26 anni Giuseppe Conti, meccanico. Giovane attivo, buono, virtuoso, studioso. Faceva parte del Consiglio del Circolo Mazzini. Così in breve lasso di tempo si è spenta la triade più simpatica, colta e attiva del ceto operaio repubblicano. Antonio Bezzi, Sante Gramellini e Giuseppe Conti erano tre innamorati di Mazzini e colle virtù civili ne onoravano la bandiera». Evidentemente il «Mazzini» non vedeva di buon occhio i krumiri, tanto che Boni, il 2 settembre 1902 annotava: «Quattro operai che andavano a lavorare allo zuccherificio mentre gli altri loro compagni erano in sciopero e che appartenevano al Circolo Mazzini furono stasera espulsi dal sodalizio». E ancora Boni: «Affollatissima l’adunanza di stasera [30 marzo 1904] al ‘Mazzini’. S’incominciò allora una elevata discussione pel successore [al posto del dimissionario deputato Gustavo Chiesi]. L’intento mio di proporre la candidatura del Bifolco Gaudenzi, riuscì completamente». Gaudenzi tuttavia veniva bocciato dall’elettorato, ma nel successivo scontro del novembre riportava una splendida affermazione e fino al 1919 partecipava ininterrottamente ai lavori della camera dei deputati quale rappresentante di Forlì.

Il circolo «Mazzini» fa il buono e il cattivo tempo in città, sia perché è il centro come si è detto della politica cittadina, sia perchè il Municipio e le amministrazioni collaterali sono in mano dei repubblicani che sono la grande maggioranza nella città. Era il «Mazzini» che designava e portava avanti le candidature, sia per le elezioni amministrative che per quelle politiche, come si è pur sottolineato per l’elezione di Gaudenzi. Un circolo sempre al vertice, che aveva passato indenne le tumultuose giornate del settembre 1911 contro la guerra di Libia (patrocinate da repubblicani e socialisti) e quelle del giugno 1914 nelle agitazioni antimonarchiche e antimilitariste, sempre con repubblicani e socialisti uniti. Giorni ben più gravi e drammatici venivano con la guerra europea iniziata nel luglio 1914. Mentre repubblicani interventisti e socialisti neutralisti cominciano a polemizzare sui giornali e a scagliarsi l’un contro l’altro sulle piazze, la posizione politica di Gaudenzi, sostanzialmente contraria all’intervento dell’Italia nel conflitto, crea in seno al partito e naturalmente fra i soci del «Mazzini», e particolarmente fra i giovani, motivi di accesi e vivaci contrasti. Ci vollero anni per sanare le grosse contrarietà fra il deputato di Forlì e i suoi elettori, che comunque lo avrebbero portato poi trionfalmente sindaco della città nella elezione plebiscitaria dell’ottobre 1920.

Il circolo «Mazzini» rimaneva anche nel dopoguerra la potenza politica di sempre, fino a quando, dopo la Marcia su Roma, cominciavano a nascere i gravissimi contrasti fra repubblicani e fascisti che finivano inevitabilmente per coinvolgere il circolo stesso, che non aveva più sede in via Maroncelli fin dagli ultimi mesi del 1921, ma nel nuovo imponente palazzo di Corso Vittorio Emanuele II. Si hanno notizie del trasferimento attraverso «Il Pensiero Romagnolo» del 26 novembre 1921, che cosi sottolineava: «Apertura dei nuovi locali del Circolo Mazzini». Mercoledì alle ore 20 nei nuovi locali di Via Vittorio Emanuele si è adunato il Consiglio Direttivo del Circolo Mazzini. E’ questo il primo atto che il partito compie nei nuovi grandiosi locali. Si sono presi accordi per la disposizione degli uffici e per l’apertura dei locali prevista verso la metà di dicembre. In quell’occasione la filodrammatica ‘Giacinta Pezzana’ farà il suo debutto con il grandioso lavoro drammatico Romanticismo di Gerolamo Rovetta…».

Il 1° gennaio 1922 aveva luogo la prima festa danzante al Circolo, come anticipato dal settimanale repubblicano, il quale sottolineava il 31 dicembre 1921 che «potranno parteciparvi tutti gli iscritti al P.R.I. e gli invitati».

Si è accennato in precedenza alla filodrammatica «Giacinta Pezzana» (dal nome della grande attrice tragica, ardente mazziniana, da poco scomparsa). Essa si era costituita nel settembre 1921 e «Il Pensiero Romagnolo» del 24 settembre affermava che la filodrammatica repubblicana «intende prodursi periodicamente con bozzetti o lavori sociali nel teatro del Circolo Mazzini non appena i locali saranno inaugurati». E’ da segnalare con compiacimento che la Compagnia avrebbe svolto notevole attività al teatro «Mazzini» fra il 1922 e il 1923, con un repertorio scelto molto seguito ed anche molto applaudito. Fra gli attori, tutti dilettanti, che lavoravano sotto la direzione di Cina del Moro, si esibivano Marcello Fussi, Amalia Selli e il futuro consorte Icilio Missiroli, Albertina Cantelli, Armando Barbieri, Lorenzo Mastri, Dino Baccarini, Guido Antonellini, Antonio Fratti, Gemma Bolognesi, Eolo Camporesi, Gemma Fortunati, Pompeo Reggiani, Nella Gamberini, Maria Baccarini, Giannina Gramellini, Corrado Moltisanti, Daniele Ruffilli, Giulia Rasolin, Wanda Macrelli, la bimba Cina Cantelli, Francesco Camporesi, Angelo Savini, Lina Gugnoni, ecc. Per la precisione era nel marzo 1922 che si inaugurava il teatro Mazzini, appunto con la «Giacinta Pezzana», che metteva in scena la citata commedia «Romanticismo». Nel teatro si davano anche spettacoli d’arte varia, concerti, feste sociali con orchestre, senza contare ovviamente le esibizioni della banda musicale del circolo, nonché, molto importanti, le conferenze di cultura mazziniana con oratori che rispondevano ai nomi di Giuseppe Gaudenzi, Ubaldo Comandini, Icilio Missiroli, Turbilio Giunchi, Carlo Cantimori, Alfredo Colombo ecc. Il teatro ospitava anche il cinema vero e proprio (allora naturalmente muto) con proiezioni di film che iniziavano nel marzo 1922 con «La Nave» tratta dall’opera di Gabriele D’Annunzio. Insomma una attività intensa, diurna e notturna cui non mancava l’appoggio solidale dei soci e della cittadinanza. In seguito, la nuova situazione politica nazionale e locale, che avrebbe in pratica tolto di mezzo i partiti avversi al Fascismo nelle amministrazioni comunali e negli altri organismi paralleli, faceva sentire a Forlì il proprio peso e la propria arroganza, con la defenestrazione dei repubblicani dal Comune. Frattanto i socialisti e i comunisti avevano perso in città e nelle campagne tutti i loro circoli, per le incursioni degli squadristi; ma anche per i repubblicani, a partire dal gennaio 1923, la realtà dei fatti non si sarebbe discostata molto da quanto era già capitato alle organizzazioni marxiste. Ed i circoli repubblicani di città e di campagna venivano devastati, occupati. Nello stesso destino rientrava il circolo «Mazzini», e «Il Pensiero Romagnolo» dell’8 marzo 1923 era pronto a riferirne i particolari: «Giovedì sera 29 febbraio, alle ore 23, in seguito al ferimento del giovane squadrista Plinio Pesaresi… i fascisti realizzavano l’assalto al Circolo Mazzini, tante volte preannunziato, fracassando coi bastoni parecchie vetrate e cacciandone violentemente una decina di soci [senza che intervenissero le forze dell’ordine se non ad azione compiuta]. Alle ore due della notte il Direttorio del Fascio mandava a chiamare il dott. Aldo Spallicci e Guido Antonellini, presidente e segretario dell’Associazione combattenti, ed i repubblicani ex combattenti Antonio (Tonino) e Giuseppe (Pippo) Spazzoli, Mario Santarelli e l’ardito Mario Fantinelli, per dichiarare che il locale del Circolo sarebbe stato restituito a loro, affinché ne facessero quel che avrebbero creduto opportuno… Venerdì pomeriggio – dopo che i fascisti erano usciti – i quattro ex combattenti repubblicani su nominati [sicuramente soci della sezione] facevano la consegna del ‘Mazzini’ al Consiglio Direttivo» che provvedeva a far riaprire la sede all’indomani, sabato. Non contenti della prima azione violenta, i fascisti ne ripetevano un’altra nella serata del 2 marzo. L’azione degli squadristi «destava fra i soci un più vivo e pericoloso fermento. Fu una vera fortuna che si trovasse nelle sale Egisto Ravaioli [uno dei capi più autorevoli del P.R.I. forlivese] poiché senza il suo pronto energico ed autorevole intervento, sarebbe scoppiato un sanguinoso conflitto, essendo specialmente i giovani al colmo dell’esasperazione». Il circolo veniva allora temporaneamente chiuso su ordine dei dirigenti repubblicani, ma passati pochi giorni, era fatto dagli stessi riaprire. Alterne vicende seguivano quei giorni tormentati, con un’altra dura scossa pochi mesi, dopo nel luglio 1923: un’altra occupazione del circolo, che però durava pochissimo perché, su ordine o contrordine dei capi fascisti, veniva subito restituito ai repubblicani. Infine nel dicembre, dopo il tragico scontro di Forlimpopoli in cui cadevano in un confronto mortale il fascista aggressore Anselmo Melandri ed i repubblicani Giovanni Artusi e Carlo Roncucci, i fascisti, (prendendo a pretesto la tragica fine di Melandri) occupavano il circolo «Mazzini». Una delle sale, poi, veniva trasformata in camera ardente appunto per la salma del loro caduto. Nel frattempo erano messi a ferro e a fuoco gli ultimi circoli repubblicani più o meno funzionanti, gli uffici tutti di ispirazione repubblicana del Consorzio delle cooperative di produzione e lavoro, della Nuova camera del lavoro, della Cooperativa federale braccianti, del Consorzio delle Cooperative agricole di consumo, sempre di Forlì. All’ingresso di quest’ultima sede cooperativa faceva bella mostra di sè il busto marmoreo di Mazzini, opera del giovane scultore Roberto De Cupis, che non venne tuttavia toccato se ora lo vediamo, integro e luminoso come un tempo, in una sala al piano superiore dell’attuale e ristrutturato Circolo «Mazzini» in corso della Repubblica.

Ma ritorniamo al tragico dicembre 1923 e a tutte le conseguenze che ne derivarono per la maggior sezione repubblicana occupata dai fascisti che, ancora con la forza e l’arbitrio, ne pretendevano subito la vendita a loro favore. Secondo quanto scriveva uno dei capi del Fascismo forlivese, Giuseppe Borbandini, il passaggio di proprietà aveva seguito questa traccia: «Dopo che la Prefettura ebbe impedito che il circolo venisse riaperto per ragioni di ordine pubblico, il nostro Direttorio si adoperò perché il medesimo non venisse ripreso dalla organizzazione avversaria e richiesto il parere dell’Assemblea fascista del 28 dicembre 1923, che si pronunciò ad unanimità dei voti per l’acquisto dello stabile da parte del Fascio, il Direttorio convenne in Prefettura il giorno 4 febbraio 1924 insieme ai rappresentanti della Cooperativa Mazzini, e fu sottoscritto un compromesso per l’acquisto della casa per la somma di Lire 675.000». Si può facilmente immaginare con quale libertà i rappresentanti repubblicani si sedettero al tavolo delle trattative.. Comunque i fascisti fecero del «Mazzini» la loro sede, che per poco tempo divenne la Casa del Fascio-Circolo «Anselmo Melandri».
Vi mancava infatti il conforto dell’assidua frequenza da parte degli stessi fascisti, per cui il palazzo, che era costato una ingente somma e altrettanti ingenti sacrifici al partito repubblicano forlivese, passava attraverso un successivo acquisto al locale Municipio che lo predisponeva dal 1925 a sede del Regio Liceo Ginnasio «G. Battista Morgagni». Dovrà trascorrere più di un ventennio, dopo la guerra devastatrice, dopo la caduta del Fascismo, affinché gli spaziosi e ricchi locali dell’ex circolo «Giuseppe Mazzini» (ricavati dall’ex caserma pontificia dell’Abbondanza) ritornassero ai legittimi proprietari: i repubblicani forlivesi.

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