La famiglia Spazzoli

Foto dei figli di Teresa Fantinelli, seconda moglie di Emidio. Manca Pippo perché era in guerra e Arturo non ancora nato; la foto appare scattata attorno al 1917, in considerazione dell’età di Carmen, la più piccola, nata nel 1915.

(il video-racconto di Anna Spazzoli)

Storia della famiglia

(di Antonio Spazzoli)

La famiglia di Tonino e Arturo Spazzoli è di origini ravennati. Il capostipite Emidio (Ravenna 28 settembre 1858 – Forlì 5 agosto 1931), figlio di Antonio Spazzoli e Palma Ricci, detto in dialetto romagnolo “Bigiò” era un fattore quindi per l’epoca persona istruita e socialmente superiore alla media. Si occupò della conduzione di diverse tenute agricole, cosa che lo portò a trasferirsi diverse volte sia nel ravennate che nel bolognese prima del definitivo arrivo a Forlì per sovraintendere i possedimenti terrieri del tenore Masini. Si sposò due volte ed ebbe ben ventuno figli, anche se molti morirono appena nati o in tenera età.

I figli del primo matrimonio, tra Emidio e Rosa

La prima moglie di Emidio fu Rosa Tassinari di Forlì, nata nel 1955, dalla quale ebbe undici figli. Luigi, nato il l gennaio del 1882, morto dopo soli quattro mesi, il l° aprile dello stesso anno. Il secondogenito fu chiamato però Terzo, forse perché un aborto spontaneo prima del parto aveva interrotto un altro concepimento. Nato Il 19 maggio del 1883, sarebbe morto dopo soli sei mesi, il 4 novembre dello stesso anno.
Alberto Spazzoli nacque il 24 novelbre del 1884, per morire il 18 luglio del 1933.
Anche Luigi Spazzoli, nato il 15 marzo 1886, morì in età infantile, poco più di un anno dopo, l’8 luglio del 1887. Francesco (noto come “Archimede”) Spazzoli nacque il 30 agosto del 1887 e in età adulta si trasferì a Russi, dove divenne un conosciutissimo stimatore agricolo e successivamente possidente terriero, e dove morì nel 1939. Anita Spazzoli morì neonata, a soli quindici giorni, il 4 aprile del 1889. Luigia Spazzoli, nata il 29 settembre del 1890, si è spenta ultranovantenne nel 1962 a Milano. Giulia Spazzoli, invece, seguì la sorte di tanti altri piccoli sfortunati di questa famiglia: nata il 12 settembre del 1891, morì il 12 gennaio del 1892, a soli quattro mesi. Maria Spazzoli, nata il 29 agosto del 1892 emigrò a Cesena nel 1916 dove visse molti anni. Domenica
Spazzoli, invece, visse solo un giorno, il 16 luglio 1894. La stessa sorte toccò a Carlo, nato il 22 aprile del 1895 e morto nello stesso giorno, insieme alla madre.

I figli del secondo matrimonio, tra Emidio e Teresa
Alla morte di Rosa, Emidio convolò a seconde nozze con la ravennate Teresa Fantinelli (Ravenna 1877 – Forlì 1964), molto più giovane di lui. Da questo matrimonio nacquero dieci figli che raggiunsero tutti l’età adulta. Emidio Spazzoli, come si diceva, colto e istruito, crebbe i figli con spirito repubblicano, mazziniano e profondamente laico. I figli sia di primo che secondo letto furono furono sempre molto uniti nonostante la grande differeza di età; tra Alberto Terzo, il più grande, e Arturo, il più piccolo, correvano ben trentanove anni. Queste le generalità dei dieci figli: Giuseppe (Pippo), nacque Ravenna il 27 settembre 1897. Morirà a Milano il 29 agosto 1940.  Antonio (Tonino) nacque a Ravenna il 2 giugno 1899. Morì a Coccolia il 19 agosto 1944. Rosa nacque a Ravenna il 21 ottobre 1901. Morì a Solaro (Mi) il 14 luglio 1989.  Itala nacque a Ravenna il 26 gennaio 1904. Morì a Padova il 9 agosto 1980. Aroldo nacque a Ravenna il 17 aprile 1906. Morì suicida a S. G. Persiceto il 27 marzo 1924. Elvira, nata a Ravenna il 2 giugno 1908, è deceduta a Cattolica il 26 luglio 1993. Renato, nato a Ravenna il 21 febbraio 1911, è deceduto a Forlì l’ 11 gennaio 1991. Goffredo, nato a Forlì il 22 novembre 1913, è scomparso il 5 dicembre 1940 a Zuara. Carmen è nata a Forlì il 14 gennaio 1915, dove è morta il l° febbraio 1976. Arturo, il più piccolo, è nato a Forlì il 15 aprile 1923, ed è deceduto a Ca’ Comio il 18 agosto 1944.
Tra i figli del secondo matrimonio si distinsero oltremodo GIuseppe, Tonino e Arturo. I due più grandi -Giuseppe, meglio conosciuto come Pippo, e Antonio (Tonino)- ebbero un rapporto strettissimo che terminò solo alla prematura morte per malattia del primo. Tonino rivolse allora le sue attenzioni al più piccolo dei fratello, Arturo, che mantenne anche agli studi e col quale condivise la tragica fine nell’agosto del 1944 durante la lotta di Liberazione.

Pippo Spazzoli
Pippo fu soldato valoroso e senza ombra di dubbio il più decorato dei militari forlivesi. Volontario nella Legione Garibaldina, eroe nella battaglia delle Argonne in Francia, terminò come pluridecorato comandante di compagnia la Prima guerra mondiale. Anche se di profonde idee liberali concluse la sua carriera militare come Seniore di un battaglione in Africa Orientale. La leggenda narra che accettò di guidare il battaglione di camice nere solo a patto che a Tonino fosse tolta la condanna al confino per motivi politici. Ingiustamente accusato di peculato durante questo comando, al punto che il battaglione dei reduci rientrato in Italia si rifiutò di sfilare perché il Comandante era stato trattenuto in Africa, andò a processo dove fu completamente scagionato. Risultò che le accuse erano false e fabbricate da commilitoni gelosi e invidiosi del suo successo e della sua popolarità tra la truppa.

Il dramma di Goffredo e Aroldo

Goffredo

Come in tutte le famiglie numerose, sono parecchie le storie tragiche. A quella ben conosciuta di Tonino e Arturo vanno associate quelle di Goffredo, disperso nel 1940 in Africa, e quella di Aroldo, suicida nel 1924 a San Giovanni in Persiceto (Bo) dove in quel periodo risiedeva la famiglia.

Itala e Carmen
Di notevole interesse anche le figure di alcune sorelle come Itala, arrestata assieme a Tonino e a suo figlio Aroldo nel luglio 1944, e deportata a lungo nei campi di concentramento tedeschi, oppure Carmen, che incurante del pericolo recapitava messaggi e materiale vario e proibito durante l’occupazione nazi-fascista.

Foto ricordo dei componenti della famiglia


Stato di famiglia aggiornato al 1928


Stato di famiglia aggiornato al 1946


Video racconto di Anna Spazzoli

 

Intervistata dagli alunni della classe III C della Scuola Media Pietro Zangheri, nel marzo del 2011, Anna Spazzoli, figlia di Pippo Spazzoli, racconta la storia della famiglia

Che grado di parentela aveva con i fratelli Spazzoli?

Mi chiamo Anna Spazzoli e sono la figliola di Pippo Spazzoli, il maggiore dei 10 figli della seconda moglie perché in tutto, tra fratelli e sorelle, erano 14: una bella tribù! Non ricordavo tutti gli zii e a volte li confondevo, però di tutti loro il mio preferito era l’ultimo: Arturo. Era più giovane di me di un anno. Lo ricordo dotato di un’intelligenza veramente superiore, di grande altruismo e generosità tanto che è morto per compiere il suo dovere che non aveva ancora vent’anni.

Li frequentava spesso?

Mio babbo era Pippo Spazzoli che ha comandato nella Prima guerra, quando era ancora sottotenente, una compagnia di garibaldini. Siccome non lo arruolarono in Italia perché era troppo giovane, lui nel ’14 si presentò sul fronte francese e combatté contro gli austriaci. I miei nonni erano belgi pur vivendo qui, ma mio babbo e mia mamma erano italiani. Noi abitavamo generalmente in campagna perché il mio babbo dirigeva alcune tenute: una nel ravennate, una nel bolognese e una nel ferrarese. Raramente stava a Forlì e io, quando ero a Forlì, abitavo in casa dell’una o dell’altra nonna. Però dalla nonna paterna stavo meglio perché c’era una quantità di zii e quello che mi era più caro era quello che aveva un anno in meno di me, Arturo, appunto, che voi avete sentito nominare e sapete anche che è stato impiccato in piazza.

Come ricorda il loro carattere?

Generosi, generosi. Dovunque ci fosse bisogno si poteva essere sicuri di trovarli e Arturo era il più generoso. Me lo ricordo quando era in collegio, era molto bravo, penso fosse il migliore di tutto l’Istituto, era intelligentissimo.

Come avete vissuto in famiglia il periodo di clandestinità di Arturo e Tonino?

Venivano, venivano a trovarci a casa. Non essendoci il babbo, la famiglia era formata solo dalla mamma e da noi tre ragazze. per cui non davamo tanto nell’occhio. Loro passavano da dietro: li accoglievamo di nascosto.

Quali sono gli ultimi ricordi che ha dei due fratelli?

Con Arturo eravamo molto legati. Era mio zio, ma era più giovane di me di un anno ed era anche più piccino e io mi davo un certo tono. Era molto bravo, perfino meglio di me certe volte, era il mio amico, il mio compagno, quello con cui andavamo a rubare il formaggio. Sì, perché i miei avevano i contadini che gl portavano formaggio e polli e i formaggi venivano lasciati maturare in un locale apposito e io e “Arturino” pensavamo ad arrangiarci. Rubavamo il formaggio non perché non ci fosse abbastanza da mangiare, ma perché ti dava un gran gusto! Com’era buono quel formaggio!

Ricorda quale fu la reazione della gente alla notizia della loro scomparsa?

Vedi, vivevamo sempre nell’ansia perché si sapeva che loro facevano cose pericolose, anche se ufficialmente lo zio Tonino dirigeva una fabbrica di stufe e Arturo frequentava il collegio aeronautico. Rimasero tutti molto colpiti dalla loro morte, anche quelli che non ci erano particolarmente vicini. Rimasero colpiti perché li uccisero senza colpa, solo perché amavano la Patria. […] Quando abitavamo nel bolognese, a volte lo zio Tonino si vedeva comparire e per un po’ stava in casa senza dare nell’occhio, non voleva che si sapesse che era con noi: stava là alcuni giorni, si riposava e poi ripartiva. Tonino aveva un figliolo che aveva chiamato Aroldo come un fratello che era morto giovanissimo. Tra i 14 fratelli c’erano anche delle donne. Carmen faceva la staffetta e portava le bombe a mano tra le patate. Se c’era bisogno fare qualcosa si faceva e basta, a volte anch’io mi prestavo. Bastava riportare una frase per indicare che cosa si dovesse fare, come si dovesse fare … insomma eravamo tutti legati, tutti partecipavano e senza differenze fra uomini e donne, c’era un grande rispetto.
Lo zio Tonino era amico personale di molti gerarchi fascisti, amico personale al di là delle idee politiche. Ricordo che mio babbo, quando Tonino era in carcere, andò a chiedere alle autorità per quale motivo lo avessero arrestato e si offrì come garante a patto che lui fosse liberato, così il gerarca che comandava gli rispose: “O due dentro o due fuori. Quindi se tu non accetti di fare il fascista, tu e tuo fratello starete in carcere, se invece tu accetti di fare il fascista Tonino esce e sarete entrambi liberi”. A questo punto mio padre, che comandava il battaglione di Forlì formato da più di ottocento uomini dai quali era molto amato, accettò di guidarli in Africa dove poi si è ammalato ed è morto al suo ritorno nel ΄40.
Mio babbo era fortissimo aveva cominciato a far la guerra a soli diciassette anni, prima in Francia durante la Prima Guerra Mondiale, poi in Libia dove fece la guerra per l’Impero italiano e arrivò fino ad Addis Abeba. Voi non so se sentite quanto io sia orgogliosa di mio padre. Anche il babbo era orgoglioso di noi pur essendo tre femmine, voglio dire che per un uomo come il babbo che combatteva avere soltanto tre femmine era quasi un oltraggio.
Tornando alle donne di famiglia, ricordo che la penultima zia, quella un po’ più grande di Arturo, venne a casa nostra con una sporta di cipolle e sotto aveva le bombe a mano. Era Carmen Spazzoli, faceva la staffetta ed era una donna molto coraggiosa. Allora eravamo così, se era necessario si agiva senza pensarci tanto. Anche la mia mamma che non era proprio italiana sentiva questo amor di patria; si chiamava Leroy perché. era figlia di un belga che era venuto a Forlì con la compagnia che aveva costruito la linea del tramvai che collegava Forlì a Meldola e Forlì al mare per portare le barbabietole all’Eridania e fare lo zucchero.

Che cosa c’era scritto nei messaggi che le staffette portavano ai partigiani ?

Erano frasi molto semplici perché non dovevano dare nell’occhio, tipo “Ci troviamo per la passeggiata alle 21” che non è proprio un’ora da passeggiata, ma significava magari che a quell’ora ci si doveva trovare per una riunione. Sul monte Trebbio, dove è morto Arturo, non ci sono più voluta andare. E anche in piazza a Forlì, quando passo davanti a quel lampione mi si crea un vuoto nella mente, non riesco più a pensare, non lo voglio vedere. Arturo lo ricordo quando i miei abitavano in campagna e noi giocavamo fuori all’aperto, ma anche quando io venivo a Forlì per studiare Arturo era sempre con me. Era molto protettivo nei miei confronti: il senso del dovere lui l’ha sempre sentito.

Tra i partigiani c’erano soltanto persone molto giovani ?

Tanti giovani, ma anche alcune persone più vecchie. Mi ricordo una volta che facemmo una gita sui campi di battaglia del ΄14 -΄18 e il babbo era col professor Icilio Missiroli, il preside, e tanti altri di Forlì, anche di una certa età. Siccome si viaggiava anche più di un giorno per andare sui luoghi della Grande Guerra, io mi addormentai e presi la mano del babbo che ogni tanto cercava di toglierla, ma io tiravo e quando poi mi svegliai, mi accorsi che la mano non era del mio babbo, era del professor Missiroli che rimase tutta la notte fermo per non svegliarmi con la mia mano nella sua.
Sapete, io sono nata a villa Gesuita perché gli Spazzoli stavano qui. Lo zio Tonino era proprietario della Società Fumisti che faceva le stufe di terra cotta e le andava a venderle anche all’estero: in Svizzera, in Africa.

Ha mai conosciuto soldati inglesi o americani liberati?

Certo, a casa della nonna. Quando venivano liberati dovevamo nasconderli, spesso a casa di Arturo. Li tenevamo di sopra con noi. Era molto rischioso, ma “chi non risica non rosica”. Loro parlavano inglese, io conoscevo solo il tedesco, però ci si capiva lo stesso. Poi in bicicletta, uno alla volta si avviavano su per i monti e andavano ad attraversare la linea del fronte.
Arturo era mio amico, come potevo chiamarlo zio che era più piccolo di me ed era anche più giovane di un anno! Lo chiamavo Arturino e lui mi chiamava Annalunga.

 

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